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Lectio divina IV domenica di quaresima - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 27 marzo 2022, IV Quaresima - Anno C

L'Amore che converte e dà la vita
Giosué 5, 9a.10-12 . Salmo 33 . 2 Corinti 5, 17-21 . Luca 15, 1-3.11-32

Lettura
Siamo al centro della sezione che presenta il viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Qualcuno definisce il capitolo quindici: "cuore del terzo vangelo". Qui, come precedentemente, la scena del pasto che viene consumato da Gesù, fa da sfondo. Ora però i commensali non sono più gli scribi ed i farisei ma i peccatori. In questo quadro si collocano le tre parabole dette della "misericordia": la pecora smarrita (15, 3-7), la moneta d'argento perduta (15, 8-10) e la parabola del padre con i suoi due figli (15, 11-32). La liturgia quaresimale propone soltanto la terza.

Lc 15, 1-3.11-32
1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". 3Ed egli disse loro questa parabola:
11Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". 31Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"".

Commento
Il brano si apre con una introduzione (vv. 1-3) che presenta i pubblicani ed i peccatori particolarmente vicini a Gesù, "per ascoltarlo". I farisei e gli scribi invece mormorano a causa del comportamento poco ortodosso tenuto da Gesù. Infatti gli ebrei osservanti devono assolutamente evitare di avere rapporti di qualsiasi genere con i peccatori. Segue la parabola (vv. 11-32) organizzata in due scene, che sono delineate dal comportamento dei figli e collegate tra loro dalla figura e dagli atteggiamenti del padre. L'itinerario del figlio più giovane è descritto molto dettagliatamente: allontanamento dal padre, decadimento morale, inizio della conversione e tappe successive, ritorno al padre. Ogni peccatore può identificarsi in questo figlio e vede la propria esperienza di lontananza da Dio. È il padre poi che prende l'iniziativa e va incontro al figlio ("il padre lo vide, ebbe compassione e gli corse incontro"). La riconciliazione, carica di doni paterni, è concessa a chi è figlio e tale si riconosce: "non sono più degno d'essere chiamato tuo figlio". Il figlio maggiore, che da tanti anni serve il padre e non ha mai trasgredito un suo comando, si indigna per il comportamento assunto dal padre verso il fratello ritornato. Il padre esce a pregarlo, cercando di fargli capire il posto che egli occupa nel suo cuore, ma nello stesso tempo ribadisce la necessità di far festa per il fratello che "era perduto ed è stato ritrovato". I giusti, ebrei o cristiani, si possono ritrovare in questo secondo figlio. Anch'essi, che ricevono tutto dal padre e quindi da Dio, non possono creare classi o steccati tra di loro. Gesù stesso, attraverso la parabola, si presenta come colui che viene incontro a chi si crede giusto per manifestare l'amore smisurato di Dio verso tutti. Il racconto non dice come si comporterà il figlio maggiore dopo l'incontro col padre, forse perché resta sempre problematica la conversione di coloro che si ritengono giusti, o forse perché la narrazione aperta lascia spazio a diversi e possibili comportamenti.

Gesù rivela con i suoi insegnamenti e col suo atteggiamento l'amore sovrabbondante di Dio per tutti gli uomini. Tra questi hanno un posto prediletto i peccatori, perché egli vuole salvare tutti. Di conseguenza il giusto, che vive particolarmente in comunione con Dio, è invitato a non creare una casta di privilegio, ma, sull'esempio di Gesù, ad operare perché tutti gli uomini incontrino l'amore di Dio e quindi la salvezza. Per vivere così è necessaria una vera e radicale conversione.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Un tema che collega le tre letture potrebbe essere la categoria paolina di riconciliazione: "Dio che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione". L'immagine di Dio che si riconcilia con l'umanità è espressa nella figura e nell'atteggiamento del padre della parabola evangelica. Il quadro si delinea molto meglio e stimola un approfondimento ulteriore, mettendo a confronto i reali sentimenti del padre con quanto invece i due figli erroneamente immaginano di lui. Il cuore di Dio viene manifestato anche nella prima lettura, quando Israele arriva nella terra promessa: il dono del Padre celeste.
Infine si è invitati a considerare che tipo di immagine si ha di Dio e quale poi si diffonde. È nostra responsabilità conoscere Dio come Gesù lo ha rivelato e diffondere la sua giusta immagine. In questo campo false idee possono vanificare la possibilità di autentici cammini di conversione ed escludere, se non dalla salvezza, certamente dalla gioia della comunione accolta.

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
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