LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 29 novembre 2020 – I Domenica di Avvento anno B
State svegli: viene il signore!Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 1c-7 • Salmo 79 • 1 Corinti 1, 3-9 • Marco 13, 33-37
LetturaIl brano della prima domenica d'avvento è la conclusione del lungo discorso di Gesù riportato dall'evangelista Marco nel capitolo tredicesimo. Egli, dopo essere uscito dal Tempio di Gerusalemme, raggiunge il Monte degli Ulivi e, seduto rivolto verso il Santuario, dialoga con i suoi discepoli, mentre sullo sfondo si delinea ormai chiaramente l'ora della passione. In un quadro così solenne, il nostro testo non è soltanto semplice appendice di chiusura del discorso di Gesù. Esso, nel progetto narrativo di Marco, diventa un passo chiave per cogliere il senso del discorso pronunciato da Gesù dal Monte degli Ulivi e di tutto il suo ministero.
Marco 13,33-37 33 Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34 È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35 Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36 fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!".CommentoLa scena si apre presentando Gesù che dialoga con quattro discepoli. Costoro, scelti e chiamati per primi (cfr.Mc 1,16-20), sono ricordati anche in Mc13,3. Al centro del brano c'è la parabola che narra di un tale il quale, in partenza per un viaggio, affida i suoi beni ai servi ed invita il portinaio a vigilare (vv. 35-36). Da ultimo troviamo una nuova esortazione alla vigilanza (v.37).
Le parole di Gesù iniziano col duplice invito: "fate attenzione" e "vegliate". Il motivo della doppia raccomandazione sta nel non conoscere "quando è il momento" (il kairòs) della venuta del Figlio dell'uomo e raccoglierà attorno a sé gli eletti. Ai discepoli, interessati a conoscere il tempo della fine, è preclusa ogni possibilità e non possono sapere nulla. A loro resta solo il compito di "vegliare" e di "stare svegli". Il tema del "non dormire" e del "vegliare" è centrale anche nella parabola. In essa viene sottolineato la situazione pericolosa del sonno e di chi dorme (forse è possibile vedere un collegamento col Getzemani, dove i discepoli prescelti non riescono a stare svegli). Il dormire è segno di disaffezione, disattenzione e disobbedienza al mandato e alla responsabilità ricevuti. La veglia è allora necessaria, perché non si sa quando il padrone tornerà. Sarebbe un guaio se, arrivando, scoprisse i suoi stretti collaboratori addormentati. La dichiarazione conclusiva: "Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!" (v.37) ha la funzione di estendere ai discepoli di tutti i tempi quanto viene detto agli immediati uditori di Gesù. L'ascoltatore o il lettore del vangelo deve sentirsi coinvolto personalmente; Gesù intende rivolgersi esplicitamente a lui.
La veglia o vigilanza dovrebbe essere l'atteggiamento che qualifica il cristiano. Essa si esprime nello stare svegli, cioè nell'accogliere con responsabilità, con attenzione e creatività la vocazione battesimale ricevuta, senza affievolire gli impegni in un primo tempo assunti. Tale compito è sostenuto, corroborato e consolidato dal vangelo di Gesù Cristo. Per suo mezzo il discepolo sarà capace di stare sveglio, eviterà la tentazione del sonno e saprà riconoscere Cristo al suo ritorno.
Collegamenti fra le lettureLe tre letture invitano a stare svegli per attendere. La riflessione sull'attesa è variamente articolata. Nella prima lettura si invoca il ritorno di Dio tra il suo popolo. Il peccato ha allontanato Israele dal suo Dio ("Perché Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che on ti tema?") ed ora si attende un rinnovato incontro col Dio: "Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità". Lui solo può cambiare il cuore dell'uomo e per tale ragione viene chiesto il dono della conversione: "Ma Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci forma, tutti noi siamo opera delle tue mani". Il testo paolino invita ad attendere la manifestazione del Signore Gesù Cristo attraverso la riscoperta positiva della comunità, con tutti i suoi doni: "perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza". Questi sono segni della presenza di Cristo nel suo popolo: "La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore Gesù Cristo". Per saper riconoscere ed incontrare Cristo occorre essere vigilanti, stare svegli. Infine il testo evangelico invita a stare svegli per attendere ed incontrare il Signore che viene. Noi non conosciamo quando sarà quel momento! Sarebbe un peccato se il sonno del disimpegno o del disinteresse annullasse le esperienze, gli impegni ed il cammino fatti precedentemente alla sequela del Signore Gesù.
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Goito 21 marzo 2021 – V Domenica di Quaresima
Glorificati con Gesù, per attirare tuttiGeremia 21,31-34 • Sal 50 • Ebrei 5,7-9 • Giovanni 12,20-33
LetturaGesù è salito a Gerusalemme per la festa di Pasqua ed è accompagnato da una folla osannante, che da qualche tempo lo segue a causa dei segni da lui compiuti. Tra i pellegrini, venuti per la festa, ci sono anche "alcuni greci", forse dei proseliti, i quali sono interessati a "vedere Gesù". Così abbiamo già introdotto il brano evangelico della quinta domenica di quaresima, tratto dal dodicesimo capitolo del vangelo di Giovanni.
Gv 12,20-3320 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: "Signore, vogliamo vedere Gesù". 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23 Gesù rispose loro: "È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. 24 In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27 Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una voce dal cielo: "L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!".29 La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". 30 Disse Gesù: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me". 33 Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.CommentoA Filippo e ad Andrea, che manifestano a Gesù la richiesta fatta loro dai greci: "vogliamo vedere Gesù" (vv.20-22), egli risponde con un discorso (vv.23-28a) nel quale tocca molte tematiche. Vediamone alcune. Nel v.23 egli proclama ormai "venuta l'ora", che è fonte di turbamento ("adesso l'anima mia è turbata"), però in essa riconosce presente lo scopo della sua esistenza: "ma proprio per questo sono giunto a quest'ora!" (v.27). Il significato dell'ora giunta viene esplicitato dal detto sulla necessità per il chicco di grano debba morire, per non restare sterile, e dalle parole sulla vita da perdere, per conservarla in eterno. Collegato col tema dell'ora e da esso inscindibile è quello della glorificazione del "Figlio dell'uomo", opera del Padre e da lui confermata con "una voce dal cielo" (v.28). Le due tematiche rimandano alla morte e alla resurrezione con le quali Gesù sta per essere glorificato. Il risultato di tale evento sarà duplice: "il principe di questo mondo sarà gettato fuori" (v.31) e "attirerò tutti a me" (v.32). Concludendo occorre riprendere le parole di Gesù sulla sequela-servizio del v.26. Si serve Gesù seguendolo: "dove sono io, là sarà anche il mio servitore". Il discepolo è chiamato a seguire il maestro anche nel dare la vita passando per la croce.
Soltanto la morte e la glorificazione di Gesù porteranno molto frutto. Dopo tale evento i greci lo potranno incontrare autenticamente, il principe di questo mondo sarà vinto e tutti saranno attirati a lui. Di questa vicenda i discepoli saranno i primi beneficiari. Seguendo Gesù nell'ora della Pasqua, essi cambieranno radicalmente atteggiamento rispetto alla logica di questo mondo, saranno sempre con lui e riceveranno onore dal Padre, cioè la stessa glorificazione di Gesù, perché lui sarà in loro.
Collegamenti fra le lettureIl tema che collega le tre letture è l'alleanza nuova. Questa è espressa sinteticamente nel vangelo attraverso il detto sulla necessità che il chicco di grano muoia per non restare senza frutti. L'immagine rimanda alla morte-resurrezione di Gesù, la quale soltanto produrrà molto frutto e sarà fonte di nuova alleanza, perché tutti saranno attirati a lui. Solo con Gesù si realizzerà quanto profetizzato da Geremia nella prima lettura: "concluderò una alleanza nuova". Non sarà un'opera degli uomini, ma di Dio: "porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo". É lui che guida pazientemente il suo popolo. Da ultimo, la lettera agli Ebrei ritorna a presentare Cristo, Figlio obbediente, causa di salvezza eterna per tutti coloro che lo seguono: "Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono".
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Goito 14 marzo2021–IV Domenica di Quaresima
Il Figlio innalzato per la vita dell'umanità2Cronache 36,14-16.19-23 • Sal 136 • Efesini 2,4-10 • Giovanni 3,14-21
LetturaIl terzo capitolo del vangelo secondo Giovanni si apre con la presentazione della visita notturna fatta da Nicodemo a Gesù. Il capo dei giudei era rimasto colpito dai segni compiuti dal Rabbì e dialogando con lui, spera di conoscere meglio il "maestro venuto da Dio". Di questa lunga conversazione fa parte il brano della quarta domenica di quaresima.
Gv 3,14-2114In quel tempo Gesù disse: come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21 Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio".CommentoIl testo si apre con l'annuncio dell'innalzamento del "Figlio dell'uomo" (v.14). L'immagine si ricollega al simbolo biblico del serpente di bronzo innalzato da Mosé nel deserto, alla vista del quale avevano la vita coloro che erano stati morsi dai serpenti velenosi (cfr. Nm 21,4-9). In modo evidente l'immagine rimanda alla vicenda pasquale di Gesù: la sua sofferenza, morte e resurrezione. Anch'egli quindi, innalzato, per "chiunque crede in lui" è fonte di "vita eterna" (v.15). Questo è lo scopo di tutta la vicenda storica di Gesù! Col v.16 viene introdotto il protagonista: "Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito". È l'amore del Padre la causa del dono del Figlio, "perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna" (v16) e "perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (v17). Il dono del Figlio è per evitare la dispersione, per il superamento della morte, causata dal peccato, e per ottenere la vita di Dio. I vv.19-21 presentano, con affermazioni un po' complesse, l'idea che chi crede vive nella "luce" e "le sue opere sono state fatte in Dio". Al contrario colui che preferisce "le tenebre", fa di tutto "perché le sue opere non vengano riprovate" e questo diventa segno della sua mancanza di fede. Queste tematiche rimandano al Prologo del vangelo (Gv 1, 1-18).
L'incontro con Gesù è decisivo per i singoli e per le comunità, per l'umanità e per il mondo, in quanto egli è il dono del Padre per la vita eterna, cioè per condividere la vita di Dio. Con Gesù si rianima la speranza nella misericordia e nel perdono di Dio, condizioni indispensabili per un rinnovamento personale, ecclesiale e del mondo intero. Lo stare con Gesù diventa allora discriminante in ordine al proprio comportamento etico. Le scelte concrete di ogni giorno dovrebbero, di conseguenza, essere illuminate dalla luce di vita che da Gesù scaturisce.
Collegamento fra le lettureLe letture invitano a riflettere sull'amore di Dio. La prima lettura è incentrata sul tempio di Gerusalemme, "che il Signore si era consacrato". Tutta la storia ad esso collegata è segnata dall'iniziativa dell'amore divino: "aveva compassione del suo popolo e della sua dimora". Anche dopo l'infedeltà e la punizione conseguente, la venuta di Ciro re di Persia rimette in moto la dinamica dell'amore di Dio verso il suo popolo: "Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giuda". Israele può ritornare nella sua terra e riprendere la sua vita in fedeltà al suo Dio: "Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga". Nel vangelo di Giovanni Gesù, parlando con Nicodemo, rivela lo spessore dell'amore di Dio, che si concretizza nel dare il suo Figlio, affinché chi crede non vada perduto, ma abbia la vita eterna. L'amore di Dio non è mai condanna, ma salvezza. Infine nella lettera di Paolo agli Efesini si invitano i cristiani a prendere coscienza della vita nuova presente in loro, per mezzo di Gesù Cristo, dono concreto dell'amore di Dio e della sua bontà immensa: "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere in Cristo". Davanti all'icona dell'amore di Dio, manifestatosi in Gesù, il credente è chiamato a vivere la fede nella coerenza delle opere buone.
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Goito 7 marzo 2021 – III Domenica di Quaresima
É Gesù il nuovo tempioEsodo 20,1-17 • Sal 18 • 1Corinzi 1,22-25 • Giovanni 2,13-25
LetturaL'episodio narrato dall'evangelista Giovanni presenta Gesù che, dopo aver lasciato Cana, dove ha compiuto il grande segno dell'acqua diventata vino, si dirige verso Gerusalemme passando per Cafarnao. È questo il primo pellegrinaggio, descritto dall'evangelista, compiuto da Gesù alla città santa in occasione della Pasqua ebraica.
Gv 2,13-2513 Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15 Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!". 17 I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.18 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". 19 Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". 20 Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24 Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25 e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.CommentoIl brano della terza domenica di quaresima è diviso in due parti con una chiusura finale. Il primo elemento (vv.13-17) è costituito dalla così detta purificazione del tempio. Nel cortile esterno dell'edificio sacro, venivano venduti gli animali per i sacrifici e i cambiavalute evitavano che la tassa del tempio venisse pagata con monete ornate da ritratti imperiali o raffigurazioni di dei pagani. L'atteggiamento sovversivo di Gesù nei confronti di queste attività, per altro legittimamente svolte nel tempio secondo una lunga tradizione, trova spiegazione nelle parole: "non fate della casa del Padre mio un mercato". Cioè nel luogo dove Dio ha fissato la sua dimora, egli è diventato una presenza marginale e quasi di secondo piano rispetto a tutte le attività, che nel tempio venivano svolte. Gesù, arrivato a Gerusalemme, si preoccupa di ripristinare nel tempio il primato di Dio: "Lo zelo per la tua casa mi divorerà". Nella seconda parte (vv.18-22) i giudei, cioè coloro che non capiscono il messaggio dato da Gesù attraverso il segno compiuto nel tempio, chiedono spiegazioni sul gesto fatto. Gesù però, rispondendo, porta la conversazione su di un piano diverso. Egli, attraverso l'invito: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere", introduce il tema "del tempio del suo corpo". I giudei non capiscono come possa essere riedificato in tre giorni un tempio costruito in quarantasei anni! Tale discorso diventerà però accessibile ai "suoi discepoli", i quali dopo la sua resurrezione, si ricorderanno di queste parole e crederanno "alla Scrittura e alle parole dette da Gesù". Il testo si chiude con la nota di molti che giungevano alla fede attraverso i segni e le parole di Gesù a Gerusalemme. Egli però di fatto non si fidava pienamente di queste facili ed entusiastiche adesioni, perché "conosceva tutti" e "conosceva quello che c'è in ogni uomo", cioè conosceva bene la fragilità e l'instabilità della natura umana.
Gesù con un gesto forte e provocatorio mette in guardia circa un modo sbagliato di vivere l'esperienza religiosa al tempio: la casa di Dio. Egli dichiara che, d'ora in poi, sarà il suo corpo risorto e glorioso il tempio in cui avviene in modo autentico l'incontro tra Dio e l'uomo. Da qui scaturisce il nuovo culto, vero e spirituale, che per mezzo di Gesù realmente porta ad incontrare Dio. La natura umana, debole ed incostante, sarà trasformata dal dono dello Spirito e dai sacramenti che diventano il sostegno della missione dei discepoli.
Collegamento fra le lettureLe letture contengono due temi tra loro dipendenti: la presenza di Dio e la richiesta necessaria di autentica purificazione. Nella prima lettura la presenza di Dio è all'origine del Decalogo: "Dio pronunciò tutte queste parole". I comandamenti di Dio, custoditi ed osservati, purificano e rinnovano continuamente l'alleanza col Signore: "Dio... dimostra il sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che lo amano e osservano i suoi comandi".
Nel vangelo, il gesto della purificazione del tempio di Gerusalemme, compiuto da Gesù, richiama la presenza di Dio in un nuovo tempio che è il corpo di Gesù risuscitato. A questa presenza si accede per mezzo della fede purificata da ogni interesse o mediazione umana non corretta. Infine la presenza di Dio, dice Paolo scrivendo ai Corinzi, è contenuta nell'annuncio del vangelo, che ha la sintesi più alta in "Cristo crocifisso scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani". Cristo trova opposizione in ogni cultura, anche in quella apparentemente orientata verso di lui, ma in chi lo accoglie con animo puro e cuore libero si rendono attive la sapienza e la potenza divine: "annunciamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio".
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Goito 28 febbraio 2021– II Domenica di Quaresima
Questi è il figlio prediletto, ascoltateloGenesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 • Sal 115 • Romani 8,31b-34 • Marco 9,2-10
LetturaIl racconto della trasfigurazione si trova in un punto decisivo del vangelo di Marco. Gesù ormai ha annunciato il vangelo nelle località di Galilea, ha dei discepoli che lo seguono e tra di loro ha costituito il gruppo dei dodici. Dopo la professione di fede di Pietro (8,29), Gesù ha insegnato ai suoi la passione, la morte e la resurrezione del Figlio dell'uomo con le conseguenze inevitabili per la vita di ogni discepolo (8,34ss). L'esperienza della trasfigurazione si colloca di fronte allo sconcerto e alle difficoltà suscitate nei discepoli dall'insegnamento della croce.
Mc 9,2-102 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". 6 Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7 Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!". 8 E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10 Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.11 E lo interrogavano: "Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". 12 Egli rispose loro: "Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.CommentoLa scena si apre presentando i destinatari dell'esperienza: Pietro, Giacomo e Giovanni. Costoro sono portati da Gesù "sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli". La presenza di questi discepoli, i primi che furono chiamati da Gesù, sottolinea il particolare legame che essi hanno con Gesù e con la vicenda della sua morte e resurrezione, di cui la trasfigurazione risulta un anticipo. Poi Gesù si trasfigura e le sue vesti cambiano: "divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche". Questa annotazione, assieme con l'apparizione di Elia e Mosè, indicano che Gesù fa parte del mondo celeste e che può essere conosciuto profondamente seguendo la rivelazione. Essa, contenuta nella Bibbia, è qui richiamata dalle figure di Mosè ed Elia. L'apice della narrazione è costituito dal formarsi della nube, segno della presenza di Dio "che li coprì con la sua ombra", e dalle parole che da essa escono: "«Questi è il Figlio mio, l'amato; ascoltatelo!»". Qui la voce ha la funzione di presentare ai discepoli l'identità di Gesù. In questo modo essi dovrebbero superare l'incomprensione manifestata davanti al mistero rivelato: "Non sapeva cosa dire, perché erano spaventati". Il quadro si chiude con l'invito di Gesù a "non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti". La trasfigurazione è stata per i discepoli un'esperienza che anticipa la resurrezione, ma evidenzia anche la difficoltà a comprendere l'insegnamento ricevuto: "chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti". Per questa ragione era quindi bene che per il momento tacessero. A quel punto i discepoli, non solo sono incapaci di capire adeguatamente il mistero, ma ancora non possiedono l'attrezzatura necessaria (il dono dello Spirito Santo) per annunciarlo con efficacia.
La luce della trasfigurazione rivela ai discepoli la vera identità di Gesù, che da essi è recepita con difficoltà. L'accoglieranno pienamente quando, seguendo il comando del Padre, ascolteranno le parole di Gesù che parlano della sua croce e della croce del discepolo. Solo così si entra nel mistero della sua persona, si cammina veramente verso la pasqua e si è abilitati ad essere suoi testimoni credibili.
Collegamento fra le lettureL'idea che percorre decisamente le tre letture è quella del padre che "per amore" non risparmia il proprio figlio. E' l'amore obbediente per Dio che porta Abramo a mettersi in viaggio col figlio Isacco fin sul monte per offrirlo in olocausto "va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò. Così arrivarono al luogo...". L'amore di Abramo per Dio è così grande e spontaneo che viene ricompensato con la riconsegna del figlio: "non stendere la mano contro il ragazzo... Ora so che tu temi Dio". Dio promette anche benedizione ad Abramo, discendenza numerosa, successo e, tramite suo, benedizione alle altre nazioni. Paolo, nella lettera ai Romani, sottolinea efficacemente l'amore di Dio per l'umanità, manifestatosi nel non aver risparmiato il proprio Figlio e averlo dato per tutti: "Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui?". Così anche nel vangelo, il racconto della trasfigurazione di Gesù anticipa la gloria del Figlio dell'uomo, dopo essere stato consegnato nelle mani dei peccatori. A questa gloria, dono d'amore di Dio, sono chiamati a partecipare anche i discepoli.
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 21 febbraio 2021– I Domenica di Quaresima
Nel deserto Gesù ha vinto SatanaGenesi 9,8-15 • Sal 24 • 1Pietro 3,18-22 • Marco 1,12-15
LetturaIl vangelo secondo Marco della prima domenica di Quaresima ci porta ad avvenimenti e a contenuti incontrati e approfonditi precedentemente. La prima parte del testo (vv.12-13) si collega immediatamente con la narrazione del battesimo di Gesù al fiume Giordano e la seconda (vv.14-15) già è stata letta e commentata nella II domenica del tempo ordinario. Per questo ci soffermeremo soltanto sui vv.12-13.
Mc 1,12-1512 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13 e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15 e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".CommentoDopo la discesa dello Spirito su Gesù dai cieli aperti, mentre usciva dal fiume Giordano a battesimo avvenuto, è lo stesso Spirito a spingerlo, letteralmente con forza, nel deserto (v.12). Questo significa che l'esperienza intrapresa da Gesù è collegata col battesimo, ma soprattutto è voluta dallo Spirito e da lui guidata. La permanenza di Gesù nel deserto viene presentata come tentazione da parte di Satana per "quaranta giorni" (v.13a). Sia il deserto come il numero quaranta richiamano una ricca ed interessante simbologia, che ha la sua matrice nella tradizione ebraica presentata nell'Antico Testamento. Chi è interessato a tale approfondimento può leggere con frutto il libro dell'Esodo. L'evangelista Marco vuole offrire un messaggio specifico ai lettori. Egli desidera, infatti, comunicare che con la venuta di Gesù s'instaura un conflitto duraturo tra lui e Satana, il tentatore, cioè colui che fa di tutto per ostacolare la realizzazione della volontà di Dio nell'umanità. Il superamento della tentazione da parte di Gesù ed il risultato conseguente sono rappresentati con due immagini narrative: "Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano". La convivenza pacifica con le fiere ed il servizio angelico a Gesù, diventano segno dell'avvenuto dissolvimento di tutte le disarmonie causate dal peccato. Infatti, la resistenza di Gesù nella tentazione e la sua vittoria, hanno portato l'uomo alla sua condizione originaria perduta a causa del peccato.
È chiaro che il racconto marciano non si preoccupa tanto di presentare la tentazione di Gesù nella sua articolazione (come fanno invece Matteo e Luca), quanto piuttosto di annunciare l'inizio di una nuova realtà che da lui viene inaugurata. Questa si realizza nell'umanità in forza dello Spirito e per mezzo del dono di Gesù. Egli ha lottato nella tentazione ed ha vinto Satana, il tentatore ed il separatore. Per questa ragione tutti coloro che seguono Gesù e diventano suoi discepoli hanno la possibilità di partecipare alla stessa vittoria.
Collegamento fra le lettureLe letture della prima domenica di Quaresima sottolineano particolarmente la pazienza di Dio, articolandola in modi diversi. Nella prima lettura il racconto di Noè, che con i figli e ogni essere vivente sopravvive al diluvio evidenzia la pazienza di Dio, la quale si manifesta e si concretizza nell'alleanza: "io stabilisco la mia alleanza con voi... e con tutte le generazioni future". Anche dopo il diluvio la violenza e la cattiveria si diffondono, eppure l'umanità continua ad esistere. Il segreto per cui la distruzione non si abbatte sul mondo non sta nella santità ormai raggiunta dagli uomini, ma nella benedizione che Dio continua a dare gratuitamente ad essi, segno della sua pazienza: "ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne...".
Il brano evangelico sottolinea l'interesse dell'evangelista a presentare l'inizio di una realtà nuova. Questa si realizza in forza dello Spirito e del dono di Gesù, che ha lottato nella tentazione vincendo Satana. Ancora una volta siamo davanti al mistero della pazienza di Dio.
Infine l'apostolo Pietro, nella sua lettera, indica ai cristiani il dono del battesimo ricevuto nella chiesa, segno della pazienza di Dio, fattosi accanto a ciascuno di noi per mezzo di Gesù Cristo: "poche persone furono salvate nell'arca... Immagine del battesimo che ora salva voi; esso... è salvezza di Dio in virtù della resurrezione di Gesù Cristo".
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Goito 23 maggio 2021 – Pentecoste
Lo Spirito di verità vi guiderà alla veritàAtti 2,1-11 • Salmo 103 • Galati 5,16-25 • Giovanni 15,26-27;16,12-15
LetturaNel discorso di commiato rivolto da Gesù ai suoi discepoli, nel contesto dell'ultima cena, dove manifesta apertamente l'amore per i suoi e l'imminente ritorno al Padre, diverse volte egli parla dello Spirito Paràclito. Di quel discorso la liturgia odierna ha selezionato due passi significativi, proponendoli collegati tra di loro, i quali riguardano la funzione dello Spirito Santo nel mondo e nella comunità.
Gv 15,26-27;16,12-1526 Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27 e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.16, 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.CommentoIl primo brano (15,26-27) sottolinea la venuta dello Spirito, presentandolo come "P" e "Spirito di verità". Il significato di Consolatore o Paraclito è da intendersi nel senso di chi viene ad aiutare, sostenere e difendere colui che lo ha invocato. La locuzione "Spirito di verità" ricorda che la testimonianza dello Spirito, dopo la pasqua, continua l'opera di Gesù ed aiuta ad accogliere quanto egli aveva detto e fatto: "egli mi renderà testimonianza". Per tale ragione egli manda lo Spirito ai discepoli, che erano stati con lui "fin dal principio", abilitandoli così a rendergli testimonianza, cioè li rende capaci di continuare la sua opera. Il secondo brano (16,12-15) sottolinea ulteriormente la necessità di comprendere le "molte cose" insegnate da Gesù ai suoi discepoli. Costoro, che sembrano "per il momento" non "capaci di portarne il peso", a causa della loro debolezza e fragilità, quando riceveranno la "Spirito di verità", saranno introdotti da lui nel mistero delle istruzioni date da Gesù e attraverso di esse nella comunione col Padre.
Il dono dello Spirito Santo è dato dal Padre, per mezzo di Gesù, ai discepoli che vivono nella comunità. Lo Spirito corrobora i credenti, li abilita alla comprensione del mistero di Gesù, il Verbo fatto carne, e alla recezione dei suoi insegnamenti. Lo Spirito colma i limiti dei discepoli rendendoli capaci di essere testimoni autorevoli e credibili di Gesù risorto. Così lo Spirito rende testimonianza a Gesù nel tempo attraverso l'opera evangelizzatrice della comunità cristiana.
Collegamento fra le lettureIl dono dello Spirito Santo, celebrato nella liturgia odierna, da unità alle letture. Gli Atti narrano la prima pentecoste che porta lo Spirito a coloro i quali a Gerusalemme "si trovavano insieme nello stesso luogo". Costoro, di conseguenza, "cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" e riuscirono a comunicare con tutti. I "giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo", presenti a Gerusalemme per la pentecoste, diventano immagine di tutti i popoli che incontreranno il vangelo attraverso la comunità di Gesù: "anche voi mi renderete testimonianza". La testimonianza di coloro "che sono di Cristo Gesù" si struttura attorno a due poli: l'approfondimento della "verità tutta intera" e la vita "secondo lo Spirito". Nell'approfondimento del brano evangelico già si è detto della necessità e del significato di conoscere gli insegnamenti di Gesù, la sua verità. Questo aspetto va obbligatoriamente congiunto con quanto Paolo indica ai Galati: "viviamo dello Spirito". I cristiani, che hanno incontrato e conosciuto Gesù e per mezzo di lui hanno avuto in dono dal Padre lo Spirito, gradualmente superano i "desideri della carne" per produrre "il frutto dello Spirito".
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Goito 16 maggio 2021 – Ascensione del Signore
Andate in tutto il mondo e predicate il vangeloAtti 1,1-11 • Salmo 46 • Efesini 4,1-13 • Marco 16,15-20
LetturaDopo l'annuncio dato dal giovane vestito di bianco alle donne nel sepolcro vuoto, il vangelo di Marco si chiude invitando gli amici di Gesù a ritornare in Galilea, per riprendere l'esperienza del discepolato ed iniziare la missione. La tradizione ha poi aggiunto un'appendice (16,9-20) nella quale, sotto forma di riassunto, si raccolgono alcune testimonianze delle esperienze pasquali di Gesù (vv.9-14) e dell'inizio della chiesa (vv.15-20). Il testo liturgico inizia col versetto 15 con delle aggiunte redazionali dei liturgisti. Io preferisco partire dal v. 14.
Mc 16,14-2014 Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. 15 E disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno".19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.CommentoIl brano odierno comprende le parole di missione rivolte dal Risorto agli undici (vv.15-18), la rapida presentazione dell'ascensione di Gesù (v.19) ed il breve sommario sulla predicazione dei discepoli (v.20). L'opera evangelizzatrice, affidata da Gesù risorto agli Undici, è caratterizzata dalla universalità ("andate in tutto il mondo") e dalla attenzione particolare verso ogni individuo ("proclamate il vangelo ad ogni creatura"). La predicazione propone la fede. Questa viene accolta e d è resa stabile dal sacramento del battesimo, che porta alla salvezza: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato". La non accoglienza conduce invece alla separazione da Gesù e quindi alla autocondanna condanna. Il testo presenta poi cinque segni, "che accompagneranno quelli che credono" ed indicano la concretezza della vita cristiana, nata dalla fede e dal battesimo. Essi richiamano da un lato l'incarico affidato da Gesù ai dodici, durante il suo ministero terreno (cfr. Mc 6,7 e 6,13), e dall'altro la particolare protezione offerta da Gesù risorto al credente e all'evangelizzatore. I segni, che sono fondamentalmente attività di lotta col male e di vittoria su di esso, confermano i discepoli nella loro fede già nata ("quelli che credono") e gli annunciatori si collocano in continuità col servizio svolto da Gesù: "il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l'accompagnavano". Infine si presenta il Signore Gesù che, "dopo aver parlato con loro fu elevato in cielo", siede alla destra del Padre, non è lontano dalla missione degli evangelizzatori e ne é il motore e la causa prima. Per questo con coraggio e senza indugio "essi partirono e predicarono dappertutto".
L'azione evangelizzatrice, affidata da Gesù agli annunciatori, deve essere rivolta a tutti ed in modo personalizzato. Essa suscita la fede e crea la comunità dei credenti. La comunità che nasce, con la ricchezza visibile della sua vita, è il segno più vero della forza del vangelo, della fedeltà dell'annunciatore all'incarico ricevuto e della continua ed efficace opera del Signore risorto in mezzo ai suoi.
Collegamento fra le lettureLe letture sviluppano una riflessione profondamente unitaria su Gesù Cristo. L'evento dell'ascensione del Signore si ricollega direttamente con la resurrezione: "Egli si mostrò ad essi vivo... durante quaranta giorni, apparendo loro", così dice Atti. Paolo aggiunge che l'ascendere al cielo di Gesù rimanda al fatto "che prima era disceso quaggiù sulla terra". In questo modo si sottolinea il mistero dell'incarnazione. Infine Atti anticipa la venuta finale del Signore: "Questo Gesù... tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". In attesa dell'ultima venuta si ha il tempo della Chiesa, il tempo dello Spirito Santo: "ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa... sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni". Le caratteristiche della Chiesa che vive nello Spirito ed attende il Signore sono: la fedeltà alla vocazione ricevuta, la fede ("chi crederà sarà salvato"), la predicazione del "vangelo ad ogni creatura" ("fino agli estremi confini della terra"), l'edificazione del "corpo di Cristo" per mezzo dei vari doni ricevuti, l'"unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio", che portano alla consapevolezza che il Signore opera nella Chiesa e con la Chiesa.
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Goito 9 maggio 2021 – VI Domenica di Pasqua
Amatevi gli uni gli altriAtti 10,25-27.34-35.44-48 • Salmo 97 • 1Giovanni 4,7-10 • Giovanni 15,9-17
LetturaIl brano evangelico della sesta domenica di Pasqua è la continuazione di quello della domenica scorsa. Le affermazioni fatte da Gesù sul rapporto vite-tralci e viticultore-vite, là presentate, ora nel testo diventano del tutto esplicite e chiare attraverso un loro approfondimento.
Gv 15,9-179 Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.CommentoPer una migliore comprensione del testo si ritiene necessario dividerlo in due parti. Nella prima (vv.9-11) troviamo i temi dell'essere amati e del rimanere nell'amore. Le due tematiche si radicano nell'osservare i comandamenti e producono come risultato la condivisione della gioia di Gesù: "Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". L'amore ricevuto gratuitamente diventa, nell'obbedienza al comandamento, amore attivo, donato verso un altro: "Come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi". Viene impresso così un movimento che va dal Padre a Gesù e da Gesù ai discepoli, i quali in Gesù incontrano il Padre. Nella seconda parte (vv.12-17) Gesù fa conoscere concretamente il contenuto del suo comandamento: "che vi amiate gli uni gli altri". Egli ne dà anche la misura e la qualità: "come io ho amato voi". Egli indica poi che il suo amore si concretizza nel "dare la vita per i propri amici". Da qui scaturisce la spiegazione su chi sono gli amici di Gesù. È suo amico chi compie ciò che lui comanda, conosce tutto quanto lui manifesta del Padre ed è disposto a dare la vita per Gesù e per i suoi amici. In questo contesto si colloca ed ha senso la vocazione del discepolo, che è chiamato a seguire le parole di Gesù: "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri".
Il rapporto tra il Padre e Gesù e tra Gesù e il discepolo è un rapporto d'amore donato in successione. Al discepolo di conseguenza spetta soltanto il dovere di rimanere nell'amore di Gesù, che, in questo modo, gli permette di essere immerso nell'amore del Padre. Quest'esperienza fondamentale porta ad amare i fratelli e produce la pienezza della gioia. Tutta la realtà cristiana si gioca nei rapporti con Gesù e con il Padre. Essa ha la verifica concreta nell'amore reciproco tra i discepoli e mira a far loro sperimentare la pienezza della gioia.
Collegamento fra le lettureIl tema dell'amore percorre le tre letture odierne. Giovanni nella seconda lettura presenta l'origine e la fonte dell'amore: Dio. Egli afferma che "l'amore è da Dio" e l'essenza di Dio è l'amore. Per tale ragione il cristiano ha come obiettivo della sua vita l'amore reciproco, perché "chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio" e "chi non ama non ha conosciuto Dio". Nel vangelo Gesù si presenta come la manifestazione dell'amore del Padre. Chi ascolta i suoi insegnamenti e li osserva resta unito a lui, è nel suo amore e rimane radicato nell'amore del Padre. L'amore di Dio è donato agli uomini per mezzo di Gesù: "non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi". E Dio, come dice Pietro nel testo di Atti, "non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto". Così chi vive nell'amore partecipa al mistero di Dio e riceve il dono dello Spirito Santo, che lo guida nel cammino: "lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso". Il cristiano sperimenta così la gioia di Gesù ed è inserito a pieno titolo nella chiesa per mezzo del sacramento del Battesimo.
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Goito 2 maggio 2021 – V Domenica di Pasqua
Uniti a Gesù per dare frutti abbondantiAtti 9,26-31 • Salmo 21 • 1Giovanni 3,18-24 • Giovanni 15,1-8
LetturaIl vangelo di Giovanni ci porta nella scena dell'ultima cena, a lavanda dei piedi avvenuta. Gesù rivolge ai discepoli un lungo discorso, nel quale lascia ai suoi le ultime consegne. Egli indica loro come avrebbero dovuto vivere e che rapporto dovevano costruire con la realtà circostante, dopo la sua dipartita.
Gv15,1-81 "Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.CommentoIl brano comincia identificando Gesù con "la vera vite" e il Padre con "l'agricoltore". Poi il testo continua parlando dei tralci, che vengono trattati dal Padre in modo da rendere abbondante il raccolto dell'uva. Il tralcio sterile viene tagliato, per essere eliminato, e quello fecondo è comunque potato, "perché porti più frutto". A questo punto, Gesù collega esplicitamente l'immagine dei tralci ai suoi discepoli ed afferma che essi hanno già avuto una prima potatura attraverso la parola da lui annunziata. Per loro, che hanno accolto la Parola, sembra profilarsi l'esclusione dalla possibilità di essere gettati via come il tralcio secco, il quale "poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano". Nello stesso tempo però il discepolo deve rimanere in Gesù: "Rimanete in me ed io in voi". Questo significa restare radicati stabilmente nella vite, per dare frutto. É la relazione con Gesù che dà al cristiano la sola fecondità possibile: "chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto". Il brano si chiude sottolineando che si è radicati in Gesù se le sue "parole rimangono" in noi. La presenza di Gesù nella vita dei discepoli regola di conseguenza il rapporto col Padre, al quale, in questo modo, si può chiedere quello che si vuole per essere meglio discepoli e portare adeguatamente frutto. Così si diventa la sua gloria, cioè come dice s. Agostino: "sarete la sua lode se vivrete bene".
Nella relazione con Dio Padre o si dà frutto oppure si è sterili: non può esistere una via di mezzo. L'unione con Gesù, la vera vite, garantisce frutti abbondanti, assieme a purificazioni radicali, prodotte dalla sua parola. Di conseguenza il rapporto con Gesù non può essere facoltativo o arbitrario, esso è necessario per essere suoi discepoli, per produrre frutti abbondanti e per glorificare così il Padre.
Collegamento fra le lettureLa presentazione di Paolo, fatta dal libro degli Atti, potrebbe diventare il tema unificante e l'esempio del tralcio potato perché dia più frutto. Egli prima cambia vita per l'incontro con Gesù e poi trova difficoltà tra i cristiani, i quali "non credono ancora che fosse un discepolo". Solo la mediazione di Barnaba fa superare questo scoglio e permette a Paolo di stare con gli altri discepoli: "andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore". Paolo sperimenta un'altra potatura nei rapporti con "gli Ebrei di lingua greca", i quali "tentavano di ucciderlo", e viene salvato dai fratelli. Quale l'origine delle difficoltà o potature sperimentate da Paolo? Egli, come dice la lettera di Giovanni, amava "coi fatti e nella verità". Di conseguenza aveva piena fiducia in Dio, osservava i suoi comandamenti e faceva quanto a lui era gradito, dimorava in Dio ed egli in lui, era un tralcio ben innestato nella vite. Il suo ministero, purificato da Gesù, diventava di conseguenza fecondissimo.
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Goito 25 aprile 2021 – IV Domenica di Pasqua
Gesù pastore buono e perfettoAtti 4,8-12 • Salmo 117 • 1Giovanni 3,1-2 • Giovanni 10,11-18
LetturaL'evangelista Giovanni ci porta col suo racconto ancora una volta a Gerusalemme, all'ultimo giorno della festa delle Capanne, quando Gesù, recatosi al Tempio, insegna cercando di farsi conoscere. Inevitabilmente si creano conflitti con i giudei e con le folle. Di conseguenza egli è costretto a manifestarsi attraverso immagini simboliche. Tra queste emerge la figura del pastore di Gv 10,1-18. Nella prima parte del capitolo (vv.1-5), Gesù si rivela misteriosamente ai suoi uditori e nel v.6 si dice che i farisei non capivano il senso delle parole di Gesù. Nei vv.7-18 egli si fa conoscere chiaramente, collegando a sé i temi presentati nella prima parte. A questo punto si colloca il brano della quarta domenica di Pasqua.
Gv 10,11-1811 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".CommentoGesù si presenta "buon pastore". La perfezione e la bontà di questo pastore consistono nella disponibilità a dare "la propria vita per le pecore". Abitualmente fa parte della attività del pastore affrontare i rischi per il bene del gregge, ma nessuno oserebbe pretendere che egli sia disposto a perdere la vita per le pecore. Al pastore perfetto viene contrapposto il mercenario, che svolge le mansioni del pastore con distacco. A lui "le pecore non appartengono" e quindi "non gli importa delle pecore". Nel pericolo fugge e non è disposto a dare la vita per esse. Gesù, pastore buono e perfetto, conosce le pecore e da esse è conosciuto. Il rapporto che egli ha col gregge è sul modello della sua relazione con il Padre: "come il Padre conosce me e io conosco il Padre". Di conseguenza il verbo conoscere acquista il significato di amare, che sta alla base della relazione di Gesù col Padre e quindi col gregge. L'amore di Gesù non può limitarsi al recinto stretto di "questo recinto", che è da identificare con Israele radunato simbolicamente nel Tempio di Gerusalemme, ma si rivolge sovrabbondantemente anche ad "altre pecore". Queste ascolteranno la sua voce "e diventeranno un solo gregge" guidate da "un solo pastore". Viene così indicato l'obiettivo del ministero di Gesù: arrivare a tutti. Esso si realizzerà storicamente per mezzo della Chiesa. L'ultima parte del brano sottolinea nuovamente la relazione d'amore che intercorre col Padre. Essa si concretizza nell'eseguire fedelmente, da parte di Gesù, il "comando che ho ricevuto dal Padre".
Gesù è pastore buono perché ama il suo gregge fino a dare la vita per esso. Egli si distingue in questo modo dai mercenari, che svolgono il loro lavoro con disinteresse e senza cuore. L'amore di Gesù è universale e per tutti gli uomini, i quali egli chiama con la sua parola a far parte dell'unico gregge. In tutto questo progetto egli fa conoscere l'amore che il Padre ha per l'umanità.
Collegamento fra le lettureL'amore con cui si svolge il proprio servizio umano o ecclesiale è il tema che unifica le letture. Nel contesto della celebrazione pasquale si può sottolineare che l'attenzione "pastorale" di Gesù per le pecore, presentata da Giovanni come futura, si realizza oggi. Adesso, per mezzo della Chiesa, Gesù sta facendo giungere il suo amore anche alle "pecore che non sono di questo recinto". L'esempio di Pietro, "colmo di Spirito Santo", diventa modello di tutti gli evangelizzatori che, "nel nome di Gesù Cristo il Nazareno", annunciano il vangelo in ogni parte della terra, anche mettendo in pericolo la propria vita. È l'amore di Gesù verso gli uomini e la corrispondenza che essi hanno nei suoi riguardi che rendono "figli di Dio", come dice la seconda lettura. Questa esperienza sarà sempre più perfetta perché tutti "saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è".
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Goito 18 aprile 2021 – III Domenica di Pasqua
Toccatemi e guardate: voi siete testimoni!Atti 3,13-15.17-19 • Salmo 4 • 1Giovanni 2,1-5 • Luca 24,35-48
LetturaNel vangelo secondo Luca, dopo il ritrovamento del sepolcro vuoto da parte delle donne e l'annuncio che esse fanno agli undici e a tutti gli altri (23,56-24,12), si ha la narrazione dell'apparizione di Gesù ai due discepoli sulla via verso Emmaus (24,13-35). A questo punto si inserisce il brano che la liturgia propone nella terza domenica di pasqua.
Lc 24,35-4835 Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.44 Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". 45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46 e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni.ContenutoIl racconto inizia con la presentazione dei "due discepoli" che, "di ritorno da Emmaus", riferiscono agli altri "ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane" (v.35). Mentre questi parlano Gesù in persona appare in mezzo a loro augurando la pace. Il testo sottolinea particolarmente lo stupore e lo spavento che colpirono i discepoli alla vista di Gesù. Il disagio vissuto dai suoi viene colto ulteriormente nei diversi tentativi compiuti da Gesù per farsi riconoscere. Prima egli mostra "le mani ed i piedi", poi li invita a toccare "la sua carne e le sue ossa" e da ultimo mangia "davanti a loro una porzione di pesce arrostito". Solo a questo punto il turbamento si tramuta in "grande gioia" (vv.36-43). La parte finale dell'incontro (vv.44-48), ricchissima di contenuti, rimanda da un lato agli insegnamenti che Gesù aveva impartito quando era con loro e dall'altro al compimento in lui di tutte le Scritture: "le cose scritte su di me nella Legge di Mosé, nei Profeti e nei Salmi". È il Risorto colui che "apre la mente all'intelligenza delle Scritture" e che manda i suoi come testimoni nel mondo perché gli israeliti ("cominciando da Gerusalemme") e "tutte le genti" accolgano la conversione ed il perdono dei peccati a loro annunciati.
I discepoli fanno molta fatica a riconoscere Gesù risorto! Soltanto la sua iniziativa può illuminare il buio e creare comunicazione tra lui ed i suoi per far sperimentare grande gioia. La comprensione delle Scritture diventa l'esperienza che qualifica la comunità pasquale. Non si tratta di compiere una semplice operazione intellettuale, ma incontro reale ed autentico con Cristo che apre mente e cuore di coloro che si avvicinano alle Scritture con umiltà e disponibilità. Questo "evento di salvezza" avviene soltanto per dono del Risorto e produce conversione, perdono dei peccati e forza coraggiosa nell'annuncio a tutti.
Collegamento fra le lettureMolto forte in tutte le letture è il tema del peccato da cui siamo stati liberati. Nel testo di Atti, Pietro invita i suoi ascoltatori a "cambiare vita, perché siano cancellati i peccati". L'apostolo Giovanni nella prima lettera esorta a non peccare, "ma se qualcuno ha peccato" invita a rivolgersi a Gesù Cristo nostro "avvocato presso il Padre". Nel vangelo di Luca Gesù, ricordando le Scritture, indica "la conversione ed il perdono dei peccati", annunciati a tutte le genti nel suo nome, come frutto della risurrezione. La forza della risurrezione ha il suo segno nella novità di vita di chi, guidato dalla Scrittura e illuminato dalla parola del Risorto, riesce a convertirsi e a uscire definitivamente dal peccato.
La vita(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 11 aprile 2021 – II Domenica di Pasqua
Mio Signore e mio Dio!Atti 4,32-35 • Salmo 117 •1 Giovanni 5,1-6 • Giovanni 20,19-31
LetturaIl brano del vangelo di Giovanni, della seconda domenica di Pasqua, si colloca dopo il rinvenimento del sepolcro vuoto da parte di Maria Maddalena, di Pietro e di Giovanni e segue la prima apparizione del Risorto a Maria, che lo scambiò per il giardiniere.
Gv 20,19-3119 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22 Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo".26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". 27 Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". 28 Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". 29 Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.CommentoIl testo presenta due manifestazioni di Gesù risorto nel cenacolo. Nella prima, avvenuta il giorno stesso di Pasqua, (vv.19-23) egli entra a porte chiuse nel "luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei" e li saluta donando loro la pace. Questa, unita alla visione dei segni della passione sulle mani e sul costato, generano gioia nei discepoli che vedono il Signore. Gesù poi invia i suoi e li manda a prolungare l'opera che il Padre aveva a lui affidato: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". A sostegno della loro missione il Risorto dona lo Spirito Santo e ad essi conferisce il compito di rimettere i peccati: "a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati...". Al centro del brano abbiamo la presentazione di Tommaso che, non essendo stato presente "quando venne Gesù", manifesta scetticismo ed incredulità sull'accaduto (vv.24-25). La seconda manifestazione di Gesù avviene "otto giorni dopo", quando "i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso" (vv.26-31). Il Risorto, otre ad offrire nuovamente a tutti il dono della pace, indica personalmente a Tommaso i segni della passione presenti sul suo corpo, e lo invita a "non essere incredulo, ma credente!". A questo punto Tommaso riconosce Gesù e professa la sua fede: "Mio Signore e mio Dio!". Le parole di Gesù si chiudono preannunziando la beatitudine di coloro che crederanno in Gesù Cristo senza vedere.
Solo con la risurrezione di Gesù il discepolo può ottenere da lui, con la fede, la pienezza della pace e della gioia. Queste sono rese stabili dal dono dello Spirito e dalla remissione dei peccati. Anche chi è scettico o dubbioso, incontrandosi con lui, approda ad una fede vera. I doni concessi dal Signore risorto sono per tutti i discepoli che hanno fede in li, anche per coloro che nel corso dei secoli non avrebbero incontrato immediatamente il Risorto.
Collegamento fra le lettureUn tema particolarmente sottolineato nelle letture è la fede. Il libro degli Atti presenta le conseguenze concrete che scaturivano nella vita "di coloro che erano diventati credenti". I discepoli erano concordi, mettevano tutto in comune, tutti avevano il necessario per vivere e gli apostoli annunciavano con autorità la risurrezione del Signore. Nel cenacolo i discepoli, dopo l'incontro con Gesù, passano, attraverso la fede, dalla paura alla gioia. Anche Tommaso, viene invitato da Gesù risorto a "non essere incredulo ma credente!". È ancora la fede che rende "beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto" in lui. Infine nella seconda lettura la fede in Gesù Cristo rende partecipi della famiglia di Dio: "chiunque crede è stato generato da Dio" e apre all'amore dei figli di Dio. La fede poi rende capaci di vincere il mondo: "Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede".
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 4 aprile2021–Domenica di Pasqua
È risorto e vi precede in GalileaAtti 10,34.37-43 • Salmo 117 • Colossesi 3,1-4 • Marco 16,1-8
LetturaIl brano commentato è Mc 16,1-8. É il vangelo della veglia pasquale dell'anno liturgico.
Alla sera della vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea chiese il corpo di Gesù a Pilato. Ricevuto il consenso, avvolse il corpo in un lenzuolo e "lo depose in un sepolcro scavato nella roccia", mentre alcune donne stavano a guardare.
Mc 16,1-81Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2 Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3 Dicevano tra loro: "Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?". 4 Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5 Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. 6 Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. 7 Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto". 8 Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.CommentoIl testo di Mc inizia con una introduzione che descrive un'azione compiuta dalle donne, quando il sabato ormai era passato, dopo il tramonto del venerdì. Esse "comprarono oli aromatici per andare a ungerlo" (v.1). Si incontra poi una prima scena ancora con le donne, presumibilmente all'alba e in cammino, le quali si interrogano sulla difficoltà di ribaltare la pietra "dall'ingresso del sepolcro" per entrare. Il quadro si chiude con la constatazione che misteriosamente "la pietra era già stata fatta rotolare" (vv.2-4). Il momento centrale della vicenda si colloca "nel sepolcro" (vv.5-7). Qui le donne dapprima incontrano l'apparizione di "un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca", alla quale reagiscono con "paura". Poi il giovane parla loro, cercando di rassicurarle ("non abbiate paura!"), e subito annuncia la risurrezione di Gesù Nazareno il crocefisso. La prova della risurrezione è costituita dal sepolcro vuoto: "Ecco il luogo dove l'avevano posto". Infine egli da loro un comando: "andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete". Qui abbiamo un testo ricchissimo perché non solo si annuncia che ci sarà l'incontro col risorto, ma anche si anticipa che in quell'occasione si raggiungerà l'esperienza della fede che vede, come inizio del discepolato. La conclusione (v.8) presenta le donne in fuga, "perché erano piene di stupore e spavento". Questo sottolinea la consapevolezza della grandezza dell'esperienza fatta e dell'annuncio ricevuto. Il silenzio delle donne ("non dissero niente a nessuno") è da capire nel senso che comunicarono solo ai discepoli l'evento accaduto, e non dissero poi nulla con nessuno. In tal modo viene lasciato a Pietro il primato dell'annuncio.
Il ritrovamento del sepolcro vuoto, da parte delle donne costituisce l'epilogo di tutto il vangelo secondo Marco. Per questo il racconto diventa un testo molto importante. Non solo è qui annunciata la risurrezione di Gesù, ma viene anche presentata la ripresa della sequela da parte dei discepoli, interrotta dolorosamente durante la passione (Giuda tradisce, tutti fuggono e Pietro rinnega). La potenza della risurrezione rimette in moto il discepolato cristiano. Si tratta di ritornare là dove Gesù ha cominciato ad annunciare il vangelo e ripercorrere ancora una volta il suo itinerario, lasciando che lui preceda e che i discepoli lo seguano.
Collegamento fra le lettureL'elemento principale è la risurrezione di Gesù come fatto che incide anzitutto sulla vita dei discepoli, rendendo possibile la sequela. In Marco si è approfondito abbondantemente il tema del discepolato che riprende dopo la risurrezione di Gesù. Nel testo di Paolo ai Colossesi la tematica è presentata come "vita nascosta con Cristo in Dio". Infatti, la risurrezione di Gesù porta i discepoli a cercare "le cose di lassù, dove si trova Cristo" e a "pensare alle cose di lassù, non a quelle della terra". La vita illuminata dalla risurrezione rende testimoni coraggiosi, autorevoli e credibili pur in mezzo alle difficoltà della vita. Questa è l'esperienza di Pietro che "in quei giorni", come narra il libro degli Atti, "prese la parola" per annunciare il vangelo in territorio pagano, affinché tutti potessero credere in Cristo, diventare suoi discepoli e "ottenere la remissione dei peccati per mezzo del suo nome".
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Goito 28 marzo 2021 – Domenica delle Palme
L'uomo figlio di DioIsaia 50,4-7 • Sal 21 • Filippesi 2,6-11 • Marco 14,1-15,47
LetturaLa narrazione della passione e morte di Gesù domina la celebrazione delle "Palme" ed è l'apice di tutta l'opera di san Marco. Infatti il racconto si impone non solo per la decisività del fatto, ma anche perché in esso sono presenti alcuni elementi significativi sulla figura di Cristo e di coloro che si relazionano con lui. Il racconto dei capitoli 14 e 15 si articola complessivamente in cinque sequenze. Dapprima si hanno i preliminari, costituiti dall'organizzazione del complotto, dall'unzione di Betania, dall'ultima cena e dall'agonia (14,1-42). Poi è presentato l'arresto di Gesù (14,43-52). Seguono il processo giudaico, tenutosi presso il Sommo Sacerdote (1,53-72), ed il processo romano davanti a Pilato (15,1-15). Da ultimo è narrata l'esecuzione della sentenza (15,16-41). Ci soffermiamo soltanto sul racconto della morte in senso stretto, cioè a partire dalla crocifissione avvenuta.
Mc 15, ...25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26 La scritta con il motivo della sua condanna diceva: "Il re dei Giudei". 27 Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [ 28 ]29 Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!". 31 Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: "Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.33 Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre, Gesù gridò a gran voce: " Eloì, Eloì, lemàsabactanì?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". 35 Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Ecco, chiama Elia!". 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere". 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.38 Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39 Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!".40 Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41 le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme...CommentoLe prime tre ore della crocifissione di Gesù, dalle nove alle dodici, sono riempite da una serie di insulti e derisioni che possono essere sintetizzati con: "salva te stesso scendendo dalla croce". Con questa espressione, la morte di Gesù che salva, viene giudicata una rovina e si chiede, come sapiente, un gesto spettacolare il quale annullerebbe il disegno divino della redenzione. Questi insulti mostrano al lettore credente che davanti al crocefisso si può sempre essere ciechi, cioè non capire fino in fondo il significato e le ragioni dell'evento. Sono evidenziate anche le modalità inattese ed impreviste attraverso le quali viene donata la salvezza. Rispetto a speranze di redenzione che erano orientate verso uno sbocco politico e temporale, la risposta divina percorre altre strade. Seguono poi tre ore dominate dal segno della tenebra che, collegata con la nube, rimanda alla presenza di Dio sul Calvario: "si fece buio su tutta la terra fino alle tre". Su questo monte però il Padre non interviene ad illuminare l'avvenimento con la sua Parola, come fece al Giordano e sul Tabor. Di fronte al silenzio di Dio Gesù grida citando il salmo 22 (o 21 a secondo della numerazione): "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza... Eppure tu abiti la santa dimora...". Il grido diventa segno della sofferenza che scaturisce proprio dal contrasto tra presenza e non intervento di Dio. Dopo la morte è il centurione, un pagano, che riconosce l'identità di Gesù: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio". Da questo momento in poi l'accesso alla presenza di Dio dentro la storia è definitivamente aperto a tutti gli uomini. La presenza di "alcune donne, che osservavano da lontano", rimanda ad un piccolo resto dei suoi discepoli rimasto con lui fino all'ultimo momento ed anticipa la vicenda della resurrezione, di cui le donne saranno le prime testimoni.
La morte di Gesù in croce è un evento che coinvolge tutta la sua umanità e la sua divinità. Come uomo nulla gli viene risparmiato e come Dio si manifesta debole e non potente come tutti si aspetterebbero. Di fronte al Crocefisso la maggioranza delle persone non comprende, perché ha altre aspettative, ed i discepoli sono quasi del tutto scomparsi. Solo la sua risurrezione, riconosciuta e annunciata attraverso pagani come il centurione, o personaggi a quel tempo marginali, come le donne, abiliterà le persone a riconoscerlo.
Collegamento fra le lettureIl tema centrale della domenica, detta delle "Palme", è costituito dal dono di salvezza che il Padre offre all'umanità per mezzo del figlio Gesù Cristo. L'inno cristologico della Lettera ai Filippesi delinea con chiarezza il dramma d'umiliazione ed esaltazione di Cristo Gesù, che pur essendo di natura divina, spogliò sè stesso, assumendo la condizione di servo per il bene di tutta l'umanità. La morte in croce, di cui Marco narra le fasi decisive, dà la misura concreta e visibile della spogliazione di Gesù e della sua piena condivisione della storia e della condizione umana. Egli ha vissuto tutto in piena obbedienza, cioè restando fedele a Dio anche nella condizione estrema della morte infame e orribile del condannato alla croce. Su questa fedeltà nella debolezza si rivela la signoria universale di Cristo e la paternità provvidente di Dio. Tutto quanto è espresso nel racconto evangelico e nella Lettera ai Filippesi è anticipato profeticamente nel passo di Isaia. Il sevo del Signore, chiamato ad indirizzare allo sfiduciato una parola di conforto e speranza, svolge il suo ministero in ascolto fedele della Parola di Dio, affrontando con coraggio le difficoltà che si incontrano. La contemplazione di questi misteri diventa stimolo per la vita cristiana.
La vita(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
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Ogni martedì alle ore 21 in oratorio a Goito: Ascolto della parola sulle letture della domenica successiva.
Il sabato dalle ore 15.30 in Basilica: confessioni.
L'Adorazione Eucaristica è celebrata il giovedì alle ore 21, turnnando nelle varie parrocchie (NON c'è la S.Messa):
Goito 1° giovedì del mese
Cerlongo 2° giovedì
Solarolo 3° giovedì
Vasto 4° giovedì
Unità pastorale “Mincio”
AVVISI PER LA SETTIMANA
27ottobre – 3 novembre 2019
MESSE FERIALI:
Goito: ogni giorno alle ore 8 (salvo funerali del matt. opom.)
[ I e III mercoledì del mese, ore 16.30 a Villa Maddalena ]
Cerlongo: il mercoledì e il venerdì alle ore 8.30
Solarolo: il martedì e il giovedì alle ore 8.30
MESSE NELLE CHIESE DELLE FRAZIONI:
28/10 h. 20.30 Sacca
4/11 h. 20.30 Torre
11/11 h. 20.30 S. Lorenzo
18/11 h. 20 Maglio
25/11 h. 20.30 Massimbona
ADORAZIONE EUCARISTICA (a partire dal mese di novembre):
1° giovedì del mese: Cerlongo
2° giovedì del mese: Goito (“Mani lazate”)
3° giovedì del mese: Vasto
4° giovedì del mese: Solarolo
Ogni sabato: Goito (continuata dalle ore 8 alle ore 17.45)
-----------------------------------------
- DOMENICA 27 OTTOBRE
Goito – ore 20.30 in basilica: attuazione dell’Ultima Cena per i bambini della prima comunione di UP e i loro genitori
- GIOVEDÌ 31 OTTOBRE
Solarolo – nel pomeriggio: benedizione delle case in via S. Margherita
Cerlongo – ore 21 in chiesa: adorazione Eucaristica
- VENERDÌ 1 NOVEMBRE
SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
(è esposto il manifesto con gli orari delle Messe in fondo alla chiesa e al cimitero)
- SABATO 2 NOVEMBRE
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
(è esposto il manifesto con gli orari delle Messe in fondo alla chiesa e al cimitero)
- DOMENICA 3 NOVEMBRE
Benedizione ai monumenti dei caduti delle nostre parrocchie, al termine delle SS. Messe in occasione della festa dell’Unità d’Italia del 4 novembre
-
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Ogni martedì alle ore 21 in oratorio a Goito: Ascolto della parola sulle letture della domenica successiva.
Il sabato dalle ore 15.30 in Basilica: confessioni.
L'Adorazione Eucaristica è celebrata il giovedì alle ore 21, turnnando nelle varie parrocchie (NON c'è la S.Messa):
Goito 1° giovedì del mese
Cerlongo 2° giovedì
Solarolo 3° giovedì
Vasto 4° giovedì
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MESSE FERIALI:
Goito: ogni giorno alle ore 8 (salvo funerali del matt. opom.)
[ I e III mercoledì del mese, ore 16.30 a Villa Maddalena ]
Cerlongo: il mercoledì e il venerdì alle ore 8.30
Solarolo: il martedì e il giovedì alle ore 8.30
MESSE NELLE CHIESE DELLE FRAZIONI:
28/10 h. 20.30 Sacca
4/11 h. 20.30 Torre
11/11 h. 20.30 S. Lorenzo
18/11 h. 20 Maglio
25/11 h. 20.30 Massimbona
ADORAZIONE EUCARISTICA (a partire dal mese di novembre):
1° giovedì del mese: Cerlongo
2° giovedì del mese: Goito (“Mani lazate”)
3° giovedì del mese: Vasto
4° giovedì del mese: Solarolo
Ogni sabato: Goito (continuata dalle ore 8 alle ore 17.45)
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- DOMENICA 27 OTTOBRE
Goito – ore 20.30 in basilica: attuazione dell’Ultima Cena per i bambini della prima comunione di UP e i loro genitori
- GIOVEDÌ 31 OTTOBRE
Solarolo – nel pomeriggio: benedizione delle case in via S. Margherita
Cerlongo – ore 21 in chiesa: adorazione Eucaristica
- VENERDÌ 1 NOVEMBRE
SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
(è esposto il manifesto con gli orari delle Messe in fondo alla chiesa e al cimitero)
- SABATO 2 NOVEMBRE
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
(è esposto il manifesto con gli orari delle Messe in fondo alla chiesa e al cimitero)
- DOMENICA 3 NOVEMBRE
Benedizione ai monumenti dei caduti delle nostre parrocchie, al termine delle SS. Messe in occasione della festa dell’Unità d’Italia del 4 novembre
Mercoledì 25 marzo ore 21 S.Messa presieduta dal Vicario Generale ed inizio dell'anno dedicato all'
80° anniversario dell'
Incoronazione della Madonna della Salute e della
elevazione a Basilica della chiesa di Goito
Tutta l'Unità pastorale è invitata a partecipare.